Caterina Altamore, chi era costei?

caterina alCaterina Altamore è una precaria della scuola, salita agli onori della cronaca per la protesta dura e martellante contro i tagli alla scuola pubblica, protesta che lei con altri colleghi ha attuato in prima persona con lo sciopero della fame.

Caterina, lo scorso anno, ha insegnato in una scuola della nostra città, per questo motivo ci sentiamo ancor più obbligati a parlare di ciò che sta accadendo.

 

Avendo rifiutato di approfittare del decreto salva-precari che il ministero aveva pensato per zittire i precari senza lavoro, aveva fatto le valigie, abbracciato i suoi tre figli ed era partita dalla Sicilia per venire a guadagnare i punti del servizio annuale a Palazzolo (dal momento che lo stipendio le sarà servito giusto a pagare le spese dell’affitto, degli spostamenti e per mangiare, dal momento che anche gli insegnanti non vivono di sola aria!)

La protesta di Caterina è degna di rispetto perché non si limita al solo dato individuale, ma vuole far riflettere tutti noi sui problemi della scuola pubblica.

Il precariato e i tagli di posti disponibili non toccano solamente le persone precarie, essendo questi problemi diffusi del sistema scolastico, che ogni anno deve affrontare il turn-over del personale docente (pensate al suo effetto sugli alunni) e gli immancabili tagli ministeriali.

Se il turn-over è il risultato di una politica scolastica nazionale di lunga data, per niente lungimirante, incapace di valutare adeguatamente lo sviluppo demografico ed i mutamenti globali e locali, i tagli di posti e di classi sono il risultato di scelte miopi di chi ci governa.

Vedere la scuola pubblica come luogo in cui si può far cassa, tagliando posti di insegnamento, aumentando i numeri di alunni per classe, riducendo il tempo scuola, eludendo piani di aggiornamento serio del personale, lasciando scoperti i posti vacanti di dirigenti scolastici, significa svalutare la potenza formatrice della scuola, delegare il suo ruolo educativo ad altre pervasive presenze quali i modelli televisivi, sminuire le sue possibilità di investimento per un futuro fiducioso non solo dei giovani, ma di tutta la società.

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